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NICCOLO MACHIAVELLI


Niccolò Machiavelli è nato nell villaggio di San Casciano in Val di Pesa, il 3 maggio 1469., figlio di Bernardo Machiavelli e di Bartolomea di Stefano Nelli. Fu segretario della seconda Cancelleria occupatta degli affari esterni e della Guerra della Repubblica. Lui ha realizzato importanti missioni diplomatici con il Re francese e l’ Imperatore. Ha conosciuto molti governanti italiani e ha avuto la occassione di studiare sulle tattiche politiche.

Tra 1503 e 1506, Machiavelli riorganizzò le difese militari della Repubblica di Firenze. In 1512, quando la familia Medici aveva recuperato il potere di Firenze e la Repubblica si era disintegrata, lui è stato privato del suo ufficio e incarcerato durante un tempo per presunta cospirazione. Dopo la sua liberazione, lui è stato istituito nelle propietà a Firenze.
Durante la sua “carriera”, lui ha cercato di creare uno stato capace di respingere attacchi stranieri. Le sue “scritti” sono sui principi in cui si basa uno stato e le media per rafforzarlo.
Nel suo lavoro più famoso, “Il Principe” nell anno 1532, descrive il metodo con cui un sovrano può acquisire e mantenere il potere político. Questo studio, si basa sulla convinzione di Machiavelli che un governante non è vincolato per la sua posizione sociale.
Le formulazione di Machiavelli nei principi storici sul governo romano possono essere trovati nel suo “Discorso sopra la prima deca di Tito Livio” nell anno 1531, un commento sulla storia di Roma di Tito Livio, storico romano.
Tra le altre opere si mette in evidenza: “Arte della Guerra”(1521), nella quale si describe le vantaggi delle truppe assunte
contro le mercenarie, “Storia di Firenze” (1525) interpreta le cronache della città, in termini di causalità storica. Lui anche è l'autore della biografia “Vita di Castruccio Castracani da Lucca” (1520), di una serie di poesie come Asino d'oro e Decennale primo e opere di teatro tra i quali spicca “La Mandrágora” (1524), una satira pungente ed oscena sulla corruzione nella società italiana del suo tempo. Suo lavoro è stato utilizzato per descrivere i principi del potere político e dalla massima “Il fine giustifica i mezzi”.
Niccolò è morto a Firenze, il 21 Giugno 1527.

SANDRO BOTTICELLI



Il suo vero nome era Alessandro di Mariano Filipepi. Fu uno dei più importanti pittori del Rinascimento fiorentino. Ha sviluppato uno stile molto personale caratterizzato da eleganza delle linee, la sua forza espressiva e la malinconia delle sue linee. Botticelli, figlio di un conciatore di pelli, nacque a Firenze nel 1445.Il nome con cui è noto (diminutivo italiano della brocca parola) è stato probabilmente il soprannome del fratello maggiore o il nome della ex apprendista orafo.

Fu allievo di Fra Filippo Lippi dal 1464 al 1467. Con lui lavorò a Prato negli ultimi affreschi delle Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista nella capella maggiore del Duomo assieme a altri allievi.

Ha lavorato con il pittore e incisore Antonio del Pollaiuolo, da cui ha appreso la padronanza della linea e fu influenzato anche da Andrea del Verrocchio. Botticelli trascorre quasi tutta la sua vita a lavorare per le grandi famiglie di Firenze, in particolare i Medici, per la quale dipinse ritratti, in particolare il suo Ritratto di Giuliano de Medici (1475-1476)

Come parte del circolo artistico della corte di Lorenzo de 'Medici, Botticelli è stato influenzato dal suo neoplatonismo cristiano. La sintesi delle idee classiche e cristiane si vedono nella Primavera (1478) e nella Nascita di Venere (dopo il 1482). Queste ultime sono probabilmente le sue opere più note.

Per quanto riguarda l'interpretazione della Nascita di Venere, la scena rappresenterebbe il momento appena precedente a quello della Primavera (cioè l'insediamento di Venere nel giardino di Amore), cioè quello dell'approdo dopo la nascita dalla spuma del mare alle coste dell'Isola di Cipro, sospinta dall'unione dei venti Zefiro e Aurea, e accolta da una delle Ore che le sta stendendo un ricco mantello intessuto di fiori addosso.

Botticelli morì a Firenze nell'anno 1510.

SANTA CATERINA DI SIENA



Caterina Benincasa nasce a Siena il 25 marzo nel 1347 dal tintore Jacopo Benincasa e da Lapa di Puccio de’ Piacenti. È la ventiquattresima figlia, gemella, di venticinque fratelli e sorelle.

A l’età di sei anni(1353) ha la prima visione di Cristo; è un’ esperienza fondamentale per la sua vita. Infatti intuisce che deve rivolgere cuore e mente a Dio facendo sempre la Sua volontà. A sette anni fa voto di non sposarsi; ma la famiglia ostacola la vocazione e la vorrebbe maritare. Un giorno, il padre la sorprende in preghiera con una colomba aleggiante sul capo. Decide allora lasciare libera la giovane di scegliere la propria strada.

Dopo anni di preghiere e penitenze, riceve, nel 1363, l’abito domenicano del Terz’ordine. A venti anni impara a leggere, riceve l’anello delle mistiche nozze con Gesù , detta le prime lettere, ha inizio la sua attività caritativa: poveri, malati, carcerati, spesso ripagata da ingratitudine e calunnie.

Nel 1371 si aggiungono a Caterina i primi discepoli , chiamati per scherno “caterinati”. Nel 1373, Caterina comincia ad indirizzare lettere a personalità di rilievo del mondo politico. Un’anno dopo, è a Firenze dove acquista nuovi amici e discepoli.

Il 1º aprile riceve le stimmate invisibili a Pisa. Nel 1376, parte per Avignone, arrivando il 18 giugno. Due giorni dopo, vede il papa Gregorio XI, ch si decide a partire per l’Italia il 13 settembre, pasando da Genova, dove Caterina lo convince di nuovo a proseguire il viaggio per Roma dove arriva dopo un anno.

Nel 1378 Gregorio XI muore e gli succede Urbano VI osteggiato nel collegio dei cardinali che il 20 settembre elegono un altro papa. Caterina, chiamata a Roma da Urbano VI nel concistoro, incorragia fervosamente il Pontefice ed i cardinali rimasti fedele. Nel 1379 è intensa l’attività epistolare per dimostrarea principi, uomini politici ed ecclesistici, la legitimità dell’ elezione di Urbano VI.

Caterina si consuma nel dolore per la Chiesa divisa. Quasi allo strenuo delle sue forze riesce ancora ad andare ogni mattina a San Pietro e trascorrervi l’intera giornata in preghiera. Ma dalla metà di febbraio è immobilizata a letto. Muore il 29 aprile 1380 verso mezzogiorno. È sepolta a Santa Maria sopra Minerva, dea romana della sapienza. Successivamente Raimondo da Capua soddisferà il desiderio dei senesi portando a Siena, il capo e il dito pollice della Santa, tuttora nella Basilica di San Domenico.

Nel 1461, Caterina è proclamata santa, nel 1866 compatrona di Roma, nel 1939, con San Francesco d’ Assisi, è proclamata patrona d’Italia, nel 1970 Dottore della Chiesa Universale e finalmente, nel 1999, Giovanni Paolo II proclama Caterina compatrona d’Europa.


CUCINA TOSCANA: BISTECCA ALLA FIORENTINA



Difficoltà:
Tempo di cottura: 10 minuti

Ingredienti per 1 bistecca alla fiorentina:
1 bistecca da 600 – 800 gr.
Sale
Pepe

Per fare le cose per bene non si può parlare di bistecca alla fiorentina senza introdurre l’argomento come si deve, anche perché la bistecca è senz’altro uno dei piatti più conosciuti in tutto il mondo e…allora iniziamo a parlarne partendo dal taglio che non è reperibile in tutta Italia ma, con un po’ di pazienza magari potreste riuscire a trovare dal vostro macellaio qualcosa di “simile”.
Innanzitutto per essere una bistecca alla fiorentina deve essere di manzo, vitellone per la precisione e possibilmente di provenienza chianina e frollata per cinque o sei giorni al massimo. Il taglio deve essere nella lombata e comprendere l’osso, il filetto ed il controfiletto.
La forma dell’osso deve essere la classica ”T” ed il peso dovrebbe essere compreso tra i 600 e gli 800 grammi. Se vi presentano una fiorentina più piccola, sappiate che non state mangiando la bistecca alla fiorentina. Se è di oltre un kg è valida la stessa affermazione; non è infatti possibile mangiare una fiorentina più grande, probabilmente qualcosa non va nell’altezza della bistecca che dovrebbe essere di 2 dita e non di più! Capita a volte di vedersi servire in un ristorante metà bistecca fiorentina... attenzione, noi non ci fideremmo! Meglio dividerla con qualcuno al nostro tavolo o piuttosto mangiare solamente la bistecca con un buon contorno.
Non di secondaria importanza è la cottura della vostra bistecca, infatti non esiste una fiorentina ben cotta! Se non siete amanti della carne al sangue o leggermente poco cotta... questa ricetta non fa per voi! Per una buona riuscita consigliamo di preparare del carbone dolce che deve essere ardente ma senza fiamma, quando sarà pronto potrete posizionare la vostra fiorentina sulla gratella senza toccarla... o quasi! Niente marinature, niente olio e prezzemolo, solo il carbone. Si consiglia di fare cuocere la bistecca avendo cura di non punzecchiarla con la forchetta ma di girarla o spostarla con una paletta per barbecue.
Fatela cuocere per circa 5 minuti da un lato o, per intenderci fino a che il vostro carbone ardente non avrà fatto formare una bella crosta, poi giratela, salate la parte precedentemente cotta e rigiratela per altri cinque minuti. Girate e salate la parte che ne ha bisogno e gustatevi la vera bistecca alla fiorentina così com’è.

Si consiglia di accompagnarla con un' insalata verde e con un chianti.



Tratta da: Cucinaericette.it

Invitación a Conferencia sobre Arte Toscano

Los invitamos a la charla sobre “La pintura en Toscana: la fuerte marca de una cultura portentosa”, que desarrollará el Arquitecto Marcelo Olmos, Director del Museo Provincial de Bellas Artes, “Rosa Galisteo de Rodríguez”, en la Sala Vecchioli de la Sociedad Italiana el día 25 de Septiembre a las 20 horas.


Alejandro Mascardi
Presidente

Natalia Fontanet Barsotti
Secretaria

LA CATTEDRALE DI SANTA MARIA ASSUNTA (SIENA)


La costruzione di questa stupenda chiesa è durata più di due secoli, dal 1150-1370, siccome i lavori sono stati interrotti diverse volte come risultato delle guerre con Firenze. Per questo motivo il senese ha deciso di farla più grande di quella di Firenze, non potendo farlo per problemi di statica. Come è stata costruitta in diversi anni, la cattedrale ha degli stili variati che vanno dal romantico al gotico e gotico fiorito.

La facciata in pietra rossa e verde, è stata costruita sulla parte inferiore da Giovanni Pisano, mentre la parte superiore fu fatta da Giovanni di Cecco. Molto bella, con un grande rosone centrale che raffigura L'Ultima Cena, circondato anche da quaranta busti che rappresentano i quattro Evangelisti e i trentasei patriarchi e dei profeti. Il suo bellissimo pavimento si comporre di cinquantasei immagini realizzate da artisti differenti.

L'interno ha molte opere d'arte, tra le quali ricordiamo un bel bicchiere macchiato progettato da Duccio di Boninsegna, statue di Michelangelo, Bernini, Donatello, Pinturicchio e di Jacopo della Quercia. Meraviglioso è anche il pulpito di Nicola Pisano fatto con l’aiuto del figlio Giovanni e Arnolfo di Cambio. Si tratta di una base ottagonale ed è supportato da nove colonne. I pannelli del parapetto rappresentano grandi storie della vita di Cristo e sono divisi da figure di profeti e angeli.

Il campanile fu costruito nel XIV secolo con un progetto di Agostino di Giovanni e Agnolo di Ventura, è caratterizzato da una listatura in bianco e nero e per le finestre che appaiono su ogni lato.

All’ interno, c’è anche la Libreria Piccolomini la quale fu fatta costruire nel 1492 dall'Arcivescovo di Siena, Cardinale Francesco Piccolomini Todeschini (poi Papa Pio III) per custodire il ricchissimo patrimonio librario raccolto dallo zio Papa Pio II. Si trova lungo la navata sinistra, prima del transetto, e venne ricavata da alcuni ambienti della canonica. Non ospitò mai i libri per la quale era stata creata. Venne affrescata dal Pinturicchio ma solo dopo la morte di papa Pio III. Gli affreschi descrivono avvenimenti della vita di papa Pio II. Contiene numerosi pregevoli antifonari miniati e il gruppo marmoreo delle Tre grazie.

La Cappella Piccolomini è situata lungo la navata sinistra, subito dopo l'ingresso della Libreria Piccolomini, il grandioso altare in essa contenuto fu commissionato nel 1481 ad Andrea Bregno dal cardinale di Siena Francesco Piccolomini, poi papa Pio III nel 1503. Lo scopo era di dedicare una grandiosa opera artistica allo zio papa Pio II, celebrando contemporaneamente la presenza politica e culturale della famiglia Piccolomini a Siena. Bregno realizzò l'altare fra il 1481 e il 1485, valendosi anche della collaborazione di Luigi Capponi. Il giovane Michelangelo fu poi chiamato fra il 1501 e il 1504 per completarlo, per espresso volere dell'Opera di Santa Maria del Fiore. Lui vi aggiunse, nelle nicchie inferiori, le quattro statue di San Pietro e San Pio a destra e San Gregorio e San Paolo a sinistra.

Traddotto dal libro “ Toscana, la región más bella de Italia” Ed. Officina grafica bolognese S.R.L

LA TOSCANA E LA SUA STORIA (II)



Come si sà, gli Etruschi si stabilirono nella Regione Toscana (Etruria), che si stendeva dall'Umbria fino al fiume Tevere e al Lazio settentrionale, con propaggini in Campania e verso la zona padana dell'Emilia-Romagna e della Lombardia. Le tracce lasciate da questa civiltà sono databili tra il VIII e il I sec a.C. in corrispondenza dell'ascesa del mondo greco.

Ci sono due ipotesi riguardo l'origine degli Etruschi: un'ipotesi linguistica, e un'altra filologica. La prima, formulata dal linguista Massimo Pittau si basa sulla supposta derivazione della lingua sarda e di quella etrusca dall'antica lingua lidia. Secondo questa teoria, gli Etruschi proverrebbero dalla Lidia, in accordo con il racconto di Erodoto. Tale migrazione, tuttavia, sarebbe avvenuta per tappe, prima in Sardegna, dove avrebbe dato origine alla civiltà nuragica attorno al XIII secolo a.C., e quindi sulle coste tirreniche dell'Italia centrale, dove la civiltà etrusca si sarebbe sviluppata a partire dal IX secolo a.C.
La seconda, invece, gli Etruschi sarebbero piuttosto di origine autoctona, con la sovrapposizione di colonizzazioni sarde durante il I millennio a.C.. La migrazione del XII secolo a.C. sarebbe pertanto avvenuta a più riprese da occidente verso oriente, piuttosto che il contrario. Ciò sarebbe confermato dai documenti egizi che citano i Tereš o Turša (Tyrsenoi o "Tirreni") accanto ai Shardana, o Sardi, tra i Popoli del Mare. Lo stesso termine "Tyrsenoi" in lingua greca potrebbe significare "costruttori di torri", fatto che dimostrerebbe l'affinità fra la civiltà nuragica e quella etrusca.

Secondo lo scrittore latino Festo i re Etruschi erano sardi o di origine sarda: "Reges soliti sunt esse Etruscorum, qui Sardi appellantur . Quia Gens etrusca, Horta est Sardibus" (Sono soliti essere re degli Etruschi coloro che si chiamano Sardi. Quindi la gente etrusca è originaria dai Sardi)
Secondo gli antichi gli Etruschi giunsero per mare dall'Asia Minore, ma già in tempo romano venne messa in dubbio questa versione. I moderni studiosi hanno abbracciato diverse teorie, da quella che riprende gli studi antichi di un possibile arrivo dall'Asia - teoria fondata sulla presenza di fortissimi influssi orientali nella cultura dell'Italia centrale in quei tempi- a quella che li fa provenire dal nord o quella che li identifica con quei popoli che bruciavano i loro morti nell'Europa Centrale sul finire dell'età del bronzo; infine ci sono le teorie dell'autoctonia e la più recente teoria secondo cui il popolo etrusco nasce da un incontro tra autoctoni e popoli da paesi stranieri; questa teoria è retta dal fatto che nella lingua etrusca si trovano somiglianze con un dialetto del VI a.C. parlato nell'Isola di Lemmo nell'Egeo e nello stesso tempo la lingua etrusca è influenzata dagli idiomi dei vicini popoli italici. La romanizzazione dell'Italia che impose l'uso del latino fece perdere la letteratura originale, per cui i dati in possesso sono pochi e frammentati.

Tratto da:
http://www.leginepraie.com/Etruschi_Toscana_Vetulonia_Populonia_Vulci.html
Salvatore Pezzella, Gli Etruschi: testimonianze di civiltà.
http://it.wikipedia.org/wiki/Civilt%C3%A0_etrusca